Il corpo racconta anche quello che non diciamo

Uomo adulto con maglione blu osserva il proprio riflesso in uno specchio rotondo all'interno di un ambiente luminoso e accogliente. La scena è caratterizzata da tonalità blu e luce naturale proveniente da una finestra. L'espressione è calma e riflessiva, mentre sullo sfondo sono presenti libri e piante che contribuiscono a creare un'atmosfera serena e raccolta. L'immagine richiama l'idea di ascolto di sé, consapevolezza e attenzione al proprio vissuto interiore.

Il corpo racconta anche quello che non diciamo
Articolo a cura di Giorgio Antoniazzi, Psicologo e Psicoterapeuta Biosistemico in Spine Center 

Ci sono periodi in cui continuiamo ad andare avanti anche quando sentiamo di essere stanchi.
Le giornate scorrono veloci.
Ci abituiamo ai ritmi elevati, alle continue richieste, alle responsabilità da gestire.
Talvolta troviamo anche le parole per raccontare quello che stiamo vivendo.
Altre volte non ci riusciamo.

Eppure, il corpo racconta comunque qualcosa.
A volte lo grida, anche se involontariamente non lo ascoltiamo. Non è una colpa né un difetto. Può capitare.
Questi messaggi possono manifestarsi sotto forma di una tensione costante, di un respiro più corto, di uno spossamento continuo o della sensazione di non riuscire a rilassarsi davvero.
Se potesse parlare, il corpo forse direbbe: “Devo tenere tutto sotto controllo”.

Può capitare di non dare ascolto a questi segnali, finché quella tensione o quel fastidio non diventano troppo presenti per essere ignorati.

Ogni esperienza passa attraverso il corpo
Siamo abituati a pensare alle emozioni come a qualcosa che riguarda soprattutto la mente.
In realtà ogni esperienza è incarnata, coinvolge prima di tutto il corpo.
Quando attraversiamo periodi intensi o emotivamente impegnativi, l'organismo, ovvero corpo e mente insieme, cerca di adattarsi a ciò che sta accadendo.
A volte ci si adatta a tal punto da rimanere in uno stato di attivazione neurofisiologica pressoché costante, come se ci fosse un allarme assordante sempre attivo.
Una strategia di adattamento può diventare quella di non ascoltarlo: le tensioni diventano croniche e proseguiamo in automatico nella quotidianità, tralasciando:

  • le spalle rigide
  • la mandibola contratta
  • la gola serrata
  • il petto pesante
  • lo stomaco attorcigliato
  • il perineo dimenticato

Anche aree meno considerate, come il perineo, possono risentire di stati prolungati di tensione e attivazione, pur senza che la persona ne sia pienamente consapevole.
Non sempre questi segnali indicano un problema specifico.
Spesso rappresentano il modo in cui il corpo reagisce, si adatta e prova a sostenere ciò che stiamo vivendo.

Ci abituiamo facilmente alla tensione
Uno degli aspetti più complessi dello stress è che il corpo può abituarsi gradualmente a uno stato di tensione continua: i livelli di cortisolo rimangono elevati, i battiti accelerati, il respiro frenetico.
Succede lentamente e, proprio per questo, ci si può logorare senza accorgersene.

Ci si abitua a dormire peggio.
A respirare più velocemente.
A sentirsi sempre "attivi".
A vivere anche i momenti di pausa senza riuscire davvero a rallentare.

Con il tempo alcune persone finiscono per percepire questa condizione come normale, quasi inevitabile.
Eppure, il corpo continua a mandare segnali.

Anche il respiro cambia insieme a noi
Nei periodi di forte e continuo stress si modifica anche il modo di respirare.
Il respiro può diventare:
-più cort
.superficiale
-rapido
-meno fluido

Ma modificando il respiro possiamo gradualmente gestire lo stress e il livello di attivazione: per questo oggi il respiro viene considerato un elemento importante in molti percorsi orientati alla consapevolezza di Sé e al benessere psicofisico.
Non come soluzione “magica”, ma come possibilità concreta per iniziare ad ascoltare anche con curiosità ciò che il corpo sta comunicando.

Fermarsi è spesso difficile
Viviamo in una cultura che ci spinge continuamente a fare, produrre, organizzare e rispondere, spesso con ritmi molto elevati e poco rispettosi dei nostri tempi.
Di conseguenza, abbiamo poco tempo per rallentare e disimpariamo ad ascoltare i segnali più silenziosi, ma anche più autentici, del corpo.

Temiamo che fermarsi significhi interrompere ciò che stiamo facendo o perdere un'opportunità.
A volte può voler dire semplicemente creare piccoli momenti di ascolto, osservazione e presenza di sé nella quotidianità.

Accorgersi di come stiamo respirando.
Di dove siamo tesi.
Di quanto tempo togliamo al recupero.
Rallentare, respirare, recuperare.

Non per controllare ogni sensazione, ma per sviluppare una maggiore consapevolezza del rapporto tra corpo, emozioni, pensieri e relazioni nella vita quotidiana.
Forse non sempre sarà possibile capire subito ciò che il corpo ci sta comunicando.
Ma prestare attenzione ai suoi segnali può aiutarci a comprendere meglio ciò che stiamo attraversando.
Il corpo, in fondo, continua a raccontare qualcosa di noi anche quando non troviamo le parole per farlo.

Supporto psicologico e psicoterapia
L'articolo è stato curato da Giorgio Antoniazzi, Psicologo e Psicoterapeuta Biosistemico, che collabora con Spine Center Bologna occupandosi di supporto psicologico e percorsi di psicoterapia rivolti a adolescenti, giovani adulti e adulti.
Il servizio offre uno spazio di ascolto e confronto dedicato a chi sta attraversando momenti di difficoltà, cambiamento, stress o desidera approfondire la conoscenza di sé e delle proprie modalità relazionali.

Per informazioni è possibile contattare il Servizio Accoglienza di Spine Center.
______
Spine Center Bologna

Direttore Sanitario: Dott. Saverio Colonna

FAQ
È normale avvertire tensioni fisiche durante periodi di stress?
Sì. In molti casi lo stress può manifestarsi anche attraverso il corpo, ad esempio con tensioni muscolari, difficoltà a rilassarsi, alterazioni del respiro o una sensazione costante di affaticamento. Non sempre questi segnali indicano una patologia, ma possono rappresentare il modo in cui l'organismo reagisce alle richieste della vita quotidiana.
Qual è il rapporto tra emozioni e corpo?
Le emozioni non coinvolgono soltanto la mente. Ogni esperienza viene vissuta anche attraverso il corpo, che può reagire con modificazioni della postura, del tono muscolare, del respiro e di altri processi fisiologici.
Perché il respiro cambia quando siamo sotto stress?
Durante periodi di forte attivazione il respiro tende spesso a diventare più rapido, superficiale o meno fluido. Per questo il lavoro sul respiro viene utilizzato in molti percorsi orientati al benessere psicofisico e alla consapevolezza corporea.
Quando può essere utile un supporto psicologico?
Non è necessario attendere una situazione di grave difficoltà. Un percorso psicologico può essere utile anche nei momenti di cambiamento, stress prolungato, difficoltà relazionali o quando si sente il bisogno di comprendere meglio ciò che si sta vivendo.

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