Scoliosi: quando è il momento di fare una valutazione?

Madre con un bambino e una bambina sulla spiaggia osservati di spalle mentre guardano il mare. Immagine che rappresenta l'attenzione ai primi segnali della scoliosi durante la crescita.

Scoliosi: quando è il momento di fare una valutazione? 
Segnali, visita specialistica e osservazione clinica

Quando nasce il sospetto di una scoliosi?
Nella maggior parte dei casi la scoliosi, soprattutto nelle fasi iniziali, non provoca dolore.
Molti ragazzi continuano a svolgere normalmente le attività quotidiane, praticano sport e non avvertono disturbi particolari.
Proprio per questo il primo sospetto nasce spesso dall'osservazione di piccoli cambiamenti del tronco.
Può essere un genitore ad accorgersi per primo di una possibile asimmetria, durante una giornata al mare, osservando una foto in costume o mentre il figlio si piega per allacciarsi le scarpe.
In altri casi il primo campanello d'allarme emerge durante una visita pediatrica.

Tra i segnali che più frequentemente attirano l'attenzione vi sono:

  • una spalla più alta dell'altra;
  • una scapola più prominente;
  • una diversa altezza dei fianchi;
  • un'asimmetria del torace;
  • una linea del tronco che appare meno equilibrata.

La presenza di questi elementi non equivale automaticamente a una diagnosi di scoliosi.
Rappresenta però un motivo valido per approfondire la situazione attraverso una valutazione specialistica.

La visita serve a capire il significato di quell'asimmetria
Quando un genitore osserva una possibile asimmetria, la domanda più frequente è semplice:

"Si tratta davvero di scoliosi?"
La risposta non può basarsi su una fotografia, da una ricerca in rete  o dall'osservazione di un singolo dettaglio.
Non tutte le asimmetrie osservate durante la crescita sono espressione di una scoliosi.

La visita specialistica serve proprio a comprendere se quel cambiamento abbia un reale significato clinico e se richieda monitoraggio nel tempo.
L'obiettivo non è soltanto verificare la presenza di una curva della colonna vertebrale, ma capire il contesto nel quale quella curva si manifesta.

La scoliosi non si valuta osservando solo la schiena
Chi immagina una visita per la scoliosi pensa spesso che l'attenzione sia rivolta esclusivamente alla colonna vertebrale. In realtà, la valutazione prende in considerazione il bambino/a o il ragazzo/a nel suo insieme.

Uno dei primi aspetti approfonditi riguarda la storia clinica.
Lo specialista raccoglie informazioni sull'età, sulla fase della crescita, sulle attività sportive praticate e sull'eventuale presenza di casi di scoliosi in famiglia.

Anche la familiarità merita particolare attenzione.
Non si considerano soltanto i genitori, ma anche eventuali casi di scoliosi che hanno interessato fratelli, sorelle, nonni, zii o altri parenti. La presenza di altri casi in famiglia non permette di prevedere come evolverà una scoliosi, ma rappresenta un'informazione utile per l'inquadramento clinico.

L'osservazione clinica
Dopo la raccolta delle informazioni iniziali viene eseguita la valutazione clinica vera e propria.
Lo specialista osserva il tronco, le spalle, le scapole, il bacino e l'equilibrio complessivo del corpo.
Non si ricerca soltanto una deviazione della colonna vertebrale, ma si osserva il modo in cui il corpo si presenta in quel momento della crescita e l'eventuale presenza di asimmetrie che meritano approfondimento.
Nessun singolo segno è sufficiente per formulare una diagnosi: è l'insieme delle informazioni raccolte durante la visita a guidare il ragionamento clinico.

Il Test di Adams
Tra gli strumenti più utilizzati durante la visita vi è il Test di Adams. Si tratta di una manovra semplice che prevede una flessione in avanti del tronco.
Durante il test lo specialista osserva il profilo della schiena per valutare eventuali asimmetrie legate alla rotazione delle vertebre.
L'esame è rapido, non provoca dolore e fornisce informazioni molto utili nell'ambito della valutazione clinica.

Che cos'è il gibbo?
Durante il Test di Adams può essere osservata una prominenza di un lato del dorso o della regione lombare. 
Questa prominenza prende il nome di gibbo e rappresenta uno dei segni clinici più caratteristici della scoliosi.
La presenza di un gibbo non equivale automaticamente a una diagnosi definitiva.
Si tratta di un elemento che viene interpretato insieme a tutte le altre informazioni raccolte durante la visita.

Quando serve una radiografia?
Non tutte le asimmetrie richiedono immediatamente una radiografia.
La decisione viene presa considerando diversi elementi, tra cui l'età, la fase della crescita, i risultati dell'esame clinico e le caratteristiche delle asimmetrie osservate.
La radiografia rappresenta uno strumento importante per confermare una diagnosi e programmare il percorso successivo, ma non sostituisce la valutazione specialistica.

Un percorso che continua nel tempo
Nel caso della scoliosi la visita specialistica rappresenta spesso l'inizio di un percorso di osservazione e monitoraggio.
In base ai risultati della valutazione possono essere indicati controlli periodici, approfondimenti diagnostici o un trattamento specifico.
L'obiettivo è comprendere la situazione attuale e seguirne l'evoluzione durante gli anni della crescita.
Per questo la collaborazione tra famiglia, ragazzo/a e professionisti sanitari rappresenta uno degli elementi più importanti dell'intero percorso.

FAQ- VALUTARE UNA SCOLIOSI 
Una spalla più alta dell'altra significa sempre scoliosi?
No. Durante la crescita possono comparire diverse asimmetrie che non corrispondono necessariamente a una scoliosi. Una valutazione specialistica aiuta a comprenderne il significato.

Se mio figlio non ha dolore, devo comunque farlo valutare?
Sì. La scoliosi nelle fasi iniziali è spesso asintomatica. Per questo motivo il sospetto nasce spesso dall'osservazione di piccole asimmetrie, che vengono poi approfondite con una visita specialistica.

Durante la visita viene sempre richiesta una radiografia?
No. La necessità di eseguire una radiografia viene valutata dallo specialista sulla base dell'esame clinico, dell'età e della fase della crescita.

Se in famiglia c'è già stata una scoliosi devo segnalarlo?
Sì. Informazioni relative a genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii o altri parenti possono essere utili durante la valutazione specialistica.

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