Stress e tensione: perché il corpo cambia modo di respirare
Stress e tensione: perché il corpo cambia modo di respirare
Articolo a cura di Giorgio Antoniazzi, Psicologo e Psicoterapeuta Biosistemico
Ci sono giornate in cui arriviamo a sera senza esserci fermati davvero nemmeno un momento.
Una riunione dopo l’altra.
Le notifiche.
Le cose da ricordare.
Le scadenze.
Gli imprevisti.
Le incertezze.
Tanti stimoli che colpiscono il nostro sistema nervoso e anche quando ci sembra di essere rilassati … siamo in apnea.
Il corpo continua a tenere alti “i giri del motore” e non ce ne accorgiamo.
Il respiro può essere un ottimo segnale cui prestare attenzione:
sto respirando? come sto respirando? dove sto respirando?
Sono alcune domande che possiamo abituarci a fare, facendo una piccola pausa per tirare il fiato e sciogliere le tensioni.
Nei momenti di maggiore stress infatti, il respiro diventa più corto, veloce, superficiale, come fossimo perennemente braccati.
Altre volte compare una sensazione difficile da spiegare, eppure la sentiamo e c’è davvero: un peso al petto, un nodo in gola, una costrizione alle braccia … da cui deriva poi il bisogno di fare un respiro profondo giù fino alla pancia, o di sciogliere le spalle e la spina dorsale, o ancora di fare un urlo per sciogliere tutte le tensioni.
In molte situazioni non si tratta semplicemente di stanchezza, né solamente di immaginazione.
È il corpo che sta reagendo agli stimoli dell’ambiente frenetico. Siamo in grado di ascoltarlo?
Il corpo non vive lo stress solo “nella testa”
Quando pensiamo allo stress immaginiamo spesso qualcosa di mentale: pensieri, preoccupazioni, ansia, difficoltà a staccare.
In realtà il corpo è il teatro in cui va in scena lo stress.
Di fronte a periodi intensi, richieste insistenti, ritmi elevati o situazioni emotivamente impegnative, l’organismo si attiva, così da poter far fronte agli stimoli esterni, preparandosi ad esempio ad agire o reagire. Ma per attivarsi, il nostro corpo necessita energia, dunque il respiro entra in gioco con la finalità di portare più carburante all’organismo, ovvero ossigeno.
Anche per questo il respiro può diventare:
-più rapido
-più alto e superficiale
-meno fluido
-quasi trattenuto o impercettibile
Spesso accade senza che ne siamo realmente consapevoli, talmente è urgente il bisogno di adattarsi all’ambiente. Con un po’ di pratica, tuttavia, possiamo diventare più accorti così da renderci conto che i denti sono serrati, le spalle quasi sfiorano le orecchie e il petto a stento si solleva: riconoscendo questi segnali possiamo poi modificarli e tornare a respirare.
Quando il corpo rimane sempre “attivato”
Ci sono persone che convivono per settimane o mesi con una sensazione costante di tensione.
Non sempre è qualcosa di evidente.
A volte si manifesta con:
-difficoltà a rilassarsi
-sonno meno profondo
-stanchezza mentale
-rigidità muscolare
-reflusso ed emicrania
-sensazione di affanno costante
-irrequietezza e irritabilità
In alcune situazioni il corpo rimane in costante attivazione, quasi dimenticandosi che può, anzi deve, recuperare energie fermandosi e lasciando andare.
Anche il modo di respirare può riflettere questa condizione.
E spesso il primo passo non è “controllare” il respiro, ma iniziare ad ascoltarlo.
Respirare: rilassarsi, ma non solo
Quando si parla di respirazione, il rischio è ridurre tutto a tecniche o esercizi “per calmarsi”, quasi in termini denigratori.
In realtà il respiro può diventare uno strumento portatile e profondo, che abbiamo sempre con noi, con cui poter intervenire sul nostro stato di attivazione, stress o ansia.
Portare attenzione al respiro non significa “non sarò mai più stressato, triste, preoccupato, ecc…”, ma piuttosto “quando ricapiterà, potrò affrontare lo stress in un modo più salutare per me”.
Ci può aiutare infatti a:
-smorzare il senso di allarme
-rallentare il ritmo automatico della giornata
-riportare attenzione al corpo
-creare piccoli spazi di presenza
-sviluppare maggiore consapevolezza di sé.
Anche pochi minuti possono rappresentare una pausa diversa rispetto a quella a cui siamo abituati.
Respirare è qualcosa che facciamo continuamente
Fermarci ad ascoltare come lo stiamo facendo, invece, accade molto più raramente.
E forse proprio da lì può iniziare una maggiore consapevolezza del rapporto tra corpo, emozioni e quotidianità.
Approfondire il rapporto tra corpo, respiro ed equilibrio emotivo può aiutare a sviluppare maggiore consapevolezza di sé e dei propri segnali corporei.
Presso Spine Center Bologna il Dott. Giorgio Antoniazzi, Psicologo e Psicoterapeuta Biosistemico, si occupa di percorsi orientati all’ascolto della persona, alla gestione dello stress e alla relazione tra esperienza emotiva e corpo.
Per informazioni è possibile rivolgersi al nostro Servizio Accoglienza.
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Spine Center Bologna
Direttore Sanitario: Dott. Saverio Colonna
FAQ- STRESS, TENSIONE E RESPIRAZIONE
Lo stress può cambiare il modo di respirare?
Sì. Nei periodi di maggiore tensione il respiro può diventare più corto, rapido o superficiale, spesso senza che la persona se ne accorga immediatamente. Il corpo tende infatti ad attivarsi per adattarsi agli stimoli e alle richieste della giornata.
È normale sentire un peso al petto o un nodo in gola nei momenti di stress?
Può succedere. Alcune persone descrivono sensazioni di costrizione, tensione o bisogno di fare un respiro profondo proprio durante periodi particolarmente intensi o emotivamente impegnativi. Quando questi segnali persistono o generano preoccupazione è comunque importante confrontarsi con un professionista.
Perché quando sono stressato tendo a “trattenere” il respiro?
In condizioni di tensione il corpo può entrare in uno stato di maggiore attivazione. In alcune situazioni questo porta a irrigidire muscoli, spalle e torace, modificando anche il ritmo naturale della respirazione.
Respirare profondamente aiuta davvero a rilassarsi?
Portare attenzione al respiro può aiutare a rallentare il ritmo interno e a creare piccoli momenti di presenza e ascolto. Non significa eliminare completamente stress o preoccupazioni, ma sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio stato corporeo ed emotivo.
Quando può essere utile parlare con un professionista?
Quando stress, tensione o sensazioni corporee diventano frequenti, difficili da gestire o iniziano a influenzare sonno, quotidianità, lavoro o relazioni, un confronto professionale può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e trovare strumenti più adatti alla propria situazione.




